Tra terra e acqua

Sono le 11 passate.

Osservo ostinatamente il cielo!

È grigio e compatto.

Non si muove una foglia.

Piove.

Una pioggerella fitta e costante, rumorosa.

Ho già il casco in testa.

Sono in fibrillazione.

“A Ferrara è così! Non piove mai, ma quando piove non smette!”.

La voce risuona nelle mie orecchie già da un po’.

La ragazza della reception mi guarda sorridendo.

È un sorriso affettuoso di chi vorrebbe che smettesse di piovere per farmi un regalo, ma non ci crede!

Ma io non demordo.

Continuo a fissare il cielo e il radar, che dice che sta per finire.

Al è dietro di me: “ma dove vanno a finire? Si dissolvono istantaneamente?”

Aspetta fiducioso, ma qualche dubbio lo nutre. Non pare possibile che le nuvole si smaterializzino.

E poi, all’improvviso, il vento!

Mai avevo desiderato così tanto il vento.

Comincia ad agitare le fronde degli alberi. Comincia a squarciare la coltre immobile e compatta.

La luce aumenta.

Non smette ancora di piovere, ma l’entusiasmo cresce e saliamo in sella.

Il cielo è ancora plumbeo e minaccioso ma non importa!

Andiamo.

Ci arrampichiamo sull’ argine del Po e lo osserviamo dall’alto.

Ha una portata notevole e così grigio e cupo ci incute un po’ di timore.

Capiamo perché gli argini sono così alti.

Il vento tanto anelato persiste e ci mettiamo l’anima in pace.

Probabilmente ci terrà compagnia tutto il giorno, ma tant’è!

Cominciamo a pedalare.

Distese di coltivazioni, dominate da grandi casali talvolta completamente posseduti dagli alberi, si susseguono, alternate a paesini caratterizzati dai colori più improbabili.

Le case sono tutte basse e ordinate ma estremamente variopinte. Tonalità di verde, azzurro, arancio, mattone fanno a cazzotti tra loro senza nessun criterio comprensibile. Stridono un po’ con l’ordine dei campi, intervallati dai lunghi canali di irrigazione.

Accanto al Po, lunghe file di pioppi che si rincorrono.

La pianura è costante, unico dislivello il saliscendi dagli argini per entrare nei paeselli.

Maciniamo chilometri alacremente e il paesaggio rimane più o meno costante fino a Porto Viro.

Siamo sul Delta del Po e lo scenario comincia a cambiare.

Percepiamo la vicinanza del mare, l’odore di salmastro pervade l’aria, tonnellate di uccelli si crogiolano al sole con le zampe a mollo.

Cormorani, aironi, ibis, garzelle, gabbiani …persino stormi di fenicotteri rosa.

La luce del tramonto addolcisce il paesaggio.

L’acqua ristagna e assume una colorazione rosata.

Per un attimo ci sembra di essere tornati a Trapani, dentro le saline.

E poi finalmente il mare, azzurro e immobile, solcato da barchette di pescatori all’opera.

Porto Levante ci accoglie con una luce pazzesca e una palla infuocata che velocemente viene inghiottita dall’acqua. Due meritati spritz ci ripagano di tutta l’arsura patita.

L’aria è cambiata completamente e rispetto alla partenza la temperatura è decisamente più calda.

Facciamo un sacco di propositi sulla giornata successiva ma ce la prendiamo con calma.

Se fino a Porto Levante non abbiamo incontrato un ciclista, la mattina successiva, traghettati sull’altra sponda, restiamo basiti dalla quantità di bikers incrociati.

Pedalano tutti in direzione opposta alla nostra e ci chiediamo che giro possano fare , ma appartengono alle più svariate categorie….stradisti super veloci, cicloviaggiatori, grupponi di e-bikers, gravellisti anonimi….

Pedaliamo affascinati dal paesaggio che ci circonda.

I colori dell’acqua vanno dal blu al verde, al grigio e là dove il cielo è più cupo i riflessi assumono una colorazione violacea.

Arriviamo a Chioggia velocemente ma la periferia ci lascia interdetti.

È caotica e bruttarella; il lungo mare affollato di palazzoni e la spiaggia arretrata rispetto a campi sportivi e stabilimenti balneari che rendono il mare invisibile.

Solo una volta nel centro storico ci ritroviamo nella cittadina immaginata.

Una piccola Venezia, attraversata da canali e ponticelli, coloratissima e vivace, super affolata di sposini che fanno servizi fotografici ad ogni angolo.

Vorremmo rilassarci un attimo, ma all’imbarco per Pellestrina si è già formato un capannello di bici e decidiamo di metterci in coda per prendere il primo vaporetto.

La quantità di turisti è notevole.

Siamo affamati ma una volta sbarcati decidiamo di proseguire e di fermarci poi una volta arrivati al Lido .

L’isola è stretta e lunga, affollata di pescherecci e palafitte decisamente dedicate alla pesca.

Le casette coloratissime animano le viuzze.

I vicoletti sono invasi dai gatti.

Le trattorie riempiono l’aria di profumi di grigliate di pesce.

Quando arriviamo all’imbarcadero successivo ci illudiamo di poter assaggiare un po’ di pesce locale ma la cucina ha appena chiuso e dobbiamo accontentarci di due polpette precotte.

Facciamo affidamento sulla prossima tappa, ma Alberoni e Malamocco, le due località che precedono il Lido di Venezia si rivelano in realtà quartieri residenziali, affollati di villette e viali alberati.

Venezia è di fronte a noi e cominciamo ad essere impazienti di raggiungerla.

Il profilo del campanile di San Marco è sempre più vicino e decidiamo di fare un ultimo sprint per prendere il traghetto diretto a Tronchetto.

La luce del pomeriggio è calda e avvolgente.

I palazzi veneziani, le cupole, le gondole, i gabbiani, il viavai di barche lungo il canalgrande, frotte e frotte di turisti. Venezia è pazzesca! Un tripudio di suoni, colori, immagini….unica al mondo.

Quando finalmente, depositate le bici e lasciati i bagagli usciamo per la città sono le 7,30 di sera. La folla comincia a scemare e i vicoli a svuotarsi.

Mi sembra di essere in viaggio da giorni e invece siamo partiti solo ieri.

Domani è il mio compleanno!

Quale regalo più bello?

Osservo Al, che si è fatto coinvolgere ancora una volta dalla mia folle passione…è contento anche lui!

E domani si riparte….verso casa e verso nuovi sogni!

#ontheroad

#iotuelabici

#gravelmood

#bikepacking

#unarossaapedali


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